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Biblioteca | Associazione Alzheimer Basilicata

Ti ricordi di me?

Vivere con la malattia di Alzheimer”, una vera e propria guida pratica per offrire ai familiari degli ammalati strategie e soluzioni per affrontare la vita di tutti i giorni. “Ti ricordi di me è l’esortazione paradossale del malato di Alzheimer che, giorno dopo giorno, perde una tesserina del puzzle della propria vita. Tocca ai familiari tentare di tenerle insieme nel tentativo di dare loro dignità e fornirgli quell’identità che va perdendosi nel tempo”.

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Io madre di mia suocera. Vivere accanto a un malato di Alzheimer

di Monica Follador Denis, la suocera dell'autrice, è affetta dalla malattia dell'Alzheimer ed è incapace di badare a se stessa. Monica, allora, decide di prendersi cura di lei: sono ore di angoscia, notti in bianco, delusioni, sacrifici, per cercare di arginare la progressiva perdita di autonomia della suocera, per far fronte alle sue allucinazioni, ai suoi più diversi problemi, anche molto concreti. In queste pagine l'autrice racconta la propria esperienza di persona qualunque a contatto giorno dopo giorno con la persona malata, facendo emergere il ruolo di sostegno che ha avuto la fede nel permetterle di fronteggiare una situazione per molti aspetti drammatica.

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Mia madre è un fiume

di Donatella Di Pietrantonio

Una donna, ormai anziana, mostra i primi segni della malattia che le toglie i ricordi, l’identità, il senso stesso dell’esistenza. È tempo per la figlia di prendersi cura di lei e aiutarla a ricostruire la sua storia, la loro storia. Inizia così il racconto quotidiano di piccoli e grandi avvenimenti, a partire dalla nascita della mamma, Esperia, e delle sue cinque sorelle, nate da un reduce tornato comunista dalla Grande Guerra e da una contadina dritta ed elegante, malgrado le fatiche della campagna, degli animali e della casa. I fili delle loro esistenze si svolgono dagli anni Quaranta fino ai nostri giorni, in un Abruzzo “luminoso e aspro”, che affiora tra le pagine quasi fosse una terra mitologica e lontana. Giorno dopo giorno sfilano i personaggi della famiglia, gli abitanti del piccolo paesino ancora senza acqua né luce; personaggi talmente legati a una terra avara, da tollerare a malapena trasferimenti a breve distanza – la ricerca di un lavoro, l’occasione di poter frequentare una scuola “in città” – partenze che si trasformano in vere emigrazioni con il solo scopo del ritorno. Sono ricordi dolcissimi e crudeli, pieni di vita e di verità, che ricostruiscono la storia di un rapporto e di un’Italia apparentemente così lontana eppure ancora presente nella storia di ognuno di noi.

La Memoria del Cuore

Il libro è una "..appassionata ricostruzione di ritratti umani e di ricordi che mogli, figlie, mariti, hanno tenacemente voluto per ricomporre identità perdute". Quello che più colpisce di questi racconti è lo stridente contrasto tra il passato delle persone ora malate, un tempo protagoniste di vite ricche di affetti, professioni, ruoli sociali e la nebbia in cui sembrano affondare ogni giorno di più, condannate all’isolamento e all’oblio.Il libro vuole essere un modo per non lasciare che il passato sia dimenticato, per non permettere che la malattia cancelli la dignità della vita dei malati e per dare coraggio a chi incontra sulla propria strada la malattia di Alzheimer.Accanto ai testi di familiari di malati, troviamo le testimonianze di chi, per professione, li assiste con impegno e passione quotidiani, un toccante Addio ad un amico e un’esperienza che è diventata impegno sociale.

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Il vecchio re nel suo esilio

di Arno Geiger Un uomo comincia con gli anni a perdere lucidità, la memoria e l'attenzione si dissolvono pezzo dopo pezzo, ha il morbo di Alzheimer. Arno Geiger, suo figlio, inizia un viaggio per conoscerlo meglio, raccontando il passato che il padre ha dimenticato. Il loro legame si rafforza ogni giorno di più, passano gli anni e il giovane Geiger rimane al fianco del padre, ascoltando parole apparentemente prive di senso, eppure dense di poesia, scoprendo che il genitore non ha perso nulla della sua verve, del suo fascino e della sua fiducia nella vita.

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Non ricordo se ho ucciso

di Alice Laplante Jennifer White, un grande chirurgo ortopedico in pensione, vive i primi sintomi dell'Alzheimer quando la sua amica di una vita Amanda viene trovata uccisa, con le dita di una mano perfettamente amputate. I sospetti ricadono su Jennifer, che non può né confessare né difendersi dall'accusa, non riuscendo ad avere, man mano che la malattia avanza, alcun controllo sulla propria memoria. Parallelamente alle indagini, la prospettiva lacunosa della protagonista disegna il mosaico di relazioni che la legano ai figli Mark e Fiona, al marito scomparso, all'infermiera Magdalena. E soprattutto all'amica assassinata, cui la stringeva un rapporto pieno di tensioni irrisolte. Il giallo si dipana in una spirale di rivelazioni che, toccando un ampio spettro di corde emotive, mette a nudo le verità che ognuno nasconde: un passato che adesso, nella mente frantumata di Jennifer, riaffiora in tutta la sua ambiguità.

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Musicoterapia con il malato di Alzheimer

Non avendo la medicina ufficiale ancora trovato un farmaco in grado di guarire questa malattia, siamo tutti convinti che per l'Alzheimer non esista alcuna cura. Ma curare una persona significa innanzitutto prendersene cura e migliorare, per quanto possibile, la sua qualità di vita. E' anche se oggi l'Alzheimer è ancora inguaribile, esistono cure che possono migliorare la qualità di vita del malato. Tra queste la Musicoterapia ha senza dubbio un ruolo privilegiato. Nonostante il progressivo deterioramento delle sue facoltà cognitive e funzionali, in moltissimi casi il malato di Alzheimer è in grado di ricordare le melodie e spesso anche le parole di motivi che sono stati la colonna sonora della sua vita. Quale la spiegazione? Secondo gli esperti probabilmente il motivo è che la musica coinvolge l'individuo principalmente sul piano emozionale e non su quello cognitivo. E sono le emozioni a riportare a galla le parole di una canzone o il suono di uno strumento. "Il potere del suono che restituisce al demente ponti privilegiati di comunicazione" "Il musicoterapeuta che diventa "ambasciatore di una cosa bella" che può condividere con i malati" "La lettura della musicalità che la persona esprime con il suo corpo, con la postura, con i movimenti, con i comportamenti psico-senso-motori" "L'attenzione al paesaggio sonoro della vita lavorativa del malato per trovare spunti musicali da utilizzare con lui" Questi e altri spunti in "Musicoterapia con il malato di Alzheimer".